Descrizione del corpo nazionale

Dal 1941 al Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, prima frammentato nei vari corpi comunali, sono stati affidati compiti sempre più vari e complessi, al passo con lo sviluppo del Paese.

Ogni giorno, ogni notte i vigili del fuoco sono pronti ad intervenire a soccorso di persone, a salvaguardia di beni, a tutela dell'ambiente.

E nelle calamità la rapidità di intervento, la competenza e purtroppo l'esperienza acquisita in precedenti attività di protezione civile si rivelano fondamentali nell'opera di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali o grandi eventi disastrosi.

All'impegno sempre massimo ed alla professionalità dimostrate in ogni occasione da tutti i componenti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco si affiancano mezzi e tecnologie sempre più efficaci, frutto dell'esperienza quotidiana nel soccorso.

Le origini dei Vigili del Fuoco (brani tratti da www.liberatiarts.com)

L'istituzione delle prime milizie organizzate per lo spegnimento degli incendi risale al 289 a.C. (Tacito negli "Annalis") Nel 22 a.C.  Augusto istituì un corpo composto di 600 schiavi preposti alla vigilanza notturna e alla estinzione degli incendi. L'organizzazione, in seguito fu estesa portando il numero a 7000 liberti, organizzati in 7 coorti su 49 centurie ognuna guidata da un tribuno e tutte da un Praefectus Vigilum. Conseguenza del tipo del servizio effettuato presero nome di Vigiles . Nel terzo secolo presero la denominazione di Militia Vigilum. Con la caduta dell'Impero il servizio dei Vigilum seguì le sorti della decadenza di Roma, degradandosi nel tempo fino a scomparire definitivamente. Tentativi di restaurazione non mancarono nel Medio Evo. L'esistenza di guardie del fuoco è provata da un decreto di 

Bassorilievo raffigurante i Vigilum istituiti da Augusto

Clotario II, re dei franchi, (595); ad esse vennero affidati i compiti di sorveglianza notturna di prevenzione e spegnimento degli incendi. Ma verso la fine del secolo VIII si verificò il rapido declino anche di questa e di altre istituzioni: esso fu causato in massima parte al disinteresse e dall'ostracismo delle autorità politiche e civili del tempo. Si formarono allora delle associazioni private (gilde) a carattere religioso o anche laico che annoveravano tra i loro scopi sociali il reciproco aiuto in caso di incendi. Ebbero tuttavia esistenza breve e tormentata fino a quando i regnanti del tempo, inspiegabilmente, almeno in apparenza, le proibirono con appositi editti. Pochissimi storici hanno saputo approfondire queste pagine ignorate di martirologio dei remoti antenati dei Vigili, costretti a combattere il fuoco clandestinamente.   Carlo Magno (IX secolo) ripristinò le misure contro gli incendi senza ricostituire comunque un corpo speciale. Lo fece nel 1254 il re di Francia Luigi IX che organizzò dei servizi di pattuglia (Guet) contro il fuoco oltre ad un corpo di militi (Guet-royal) resi più forti numericamente da Filippo il Bello. Le rivalità esasperate fra i due corpi vennero eliminate da importanti riforme operate da Giovanni II il Buono nel 1363 e da Carlo VII nel 1491, che unificarono le due compagini in fasi successive. Anche le lotte e le discordie politiche, gli odi fra famiglie, le vendette personali, il bieco sfogo di brutali malvagità furono la causa della prima scintilla o dell'estendersi del fuoco. 
La guardia del fuoco a Firenze Tante tragiche esperienze, che così gran rovina e tanti lutti portavano, ciò indusse i signori dell'epoca, fin da tempi imprecisati e certo remoti ad istituire delle squadre incaricate di combattere gli incendi. In Italia si andava organizzando in quegli anni una struttura rimasta poi celebre nel mondo e presa a modello in tutta Europa per circa due secoli ancora: il Corpo della Guardia del Fuoco di Firenze. Come in tutti i centri medioevali, i tipi urbanistici di quella città avevano favorito nei secoli  bui incendi catastrofici: strade strette e tortuose e case multipiano in gran parte in legno avevano alimentato gravissimi sinistri che avevano minacciato più volte la sopravvivenza di interi paesi. Nel 1334 un decreto del Governo della Città di Firenze riepilogò e descrisse una organizzazione preposta alla difesa contro il fuoco che si chiamava
 "Guardia del Fuoco". Fino al 1400 la struttura antincendio funzionò ininterrottamente, tuttavia, essendo governata da disposizioni frammentarie e talvolta imprecise, non mancarono gli inconvenienti. Nel 1416 i Magistrati della Repubblica Fiorentina emanarono lo Statuto intitolato: "De modo et forma circa extinguendum ignem in civitate Florentìae" che completava e modificava tutte le disposizioni precedenti. Non è certo che la guardia fosse dotata di macchine da incendio, almeno nei primi decenni: successivamente lo fu indipendentemente dal fatto che a questi tipi di macchinari dedicasse la sua attenzione il più grande ingegnere di tutti i tempi: Leonardo da Vinci. Infatti gli studi di idraulica lo portarono ad occuparsi in particolare del moto dell'acqua. Dopo aver enunciato centocinquanta anni prima di Pascal il principio fondamentale della idrostatica, studiò l'idrodinamica e le sue leggi e primo fra tutti l'idromeccanica. 
Dai suoi codici si evidenziano chiarissimi i progetti avanzati sulle turbine e sulle macchine da sollevamento dell'acqua. Con il Rinascimento (fine XV°sec.) iniziò un grande movimento che oltre a far rifiorire le arti i costumi e gli studi, crearono i presupposti per nuove conoscenze. Fu così che prendevano forma nuove invenzioni che poi trovano applicazioni più disparate. Nel 1578 J.Besson presentò un progetto di una pompa da incendio, montato su di un carro, funzionante con sistema di compressione dell'acqua con un 

Illustrazione raffigurante la pompa di Besson in azionel

 

pistone comandato da una vite senza fine. La pompa fu successivamente perfezionata in Germania nel 1602 da Ashansen e venduta al Comune di Norimberga. Il getto che usciva dalla citata pompa pare raggiungesse l'altezza di una casa di tre piani. Altre "macchine" per spegnere gli incendi furono studiate in varie parti d'Europa. In Francia, anche per i numerosi disastrosi incendi che devastarono Parigi tra il 1618 e 1667 venne riformato l'ufficio del Luogotente civile con una prima riforma riguardante gli interventi in caso di incendi.  Negli anni successivi furono altresì ampliati fondi , mezzi e gli organici . 
Decreto imperiale del 1811 dell'imperatore sul corpo dei Pompieri Ma è negli anni della rivoluzione che il Corpo subisce una notevole promozione a tutti i livelli . Nel 1795 Parigi contava su 60 macchine da incendio, 28 distaccamenti per un totale di 376 uomini. In Italia in questo stesso periodo non furono introdotte innovazioni. Mentre a Firenze la Guardia del Fuoco veniva riformata peggiorandone le qualità e i servigi , fu costituita dal Re del Piemonte, Vittorio Amedeo di Savoia, la Reale Compagnia dei Brentatori. Composta da 150 soldati senza armi, scelti tra carpentieri, falegnami e muratori di provata capacità, agli ordini di un architetto e di alcuni capimastri. Nel 1801 Bonaparte riforma il Corpo delle "Garde-pompes" introducendo innovazioni su materiali e personale. In seguito al disastroso incendio del luglio 1810 che a cui scampò, Napoleone che seguì personalmente l'inchiesta per appurare cause e responsabilità, emise una serie di provvedimenti atti alla
riorganizzazione del Corpo che estese a tutto l'impero Italia compresa . Nacquero nel 1806 e riformati nel 1811 a Napoli il Corpo dei Genieri Pompieri; a Roma nel 1810 il Corpo di Pompieri; a Firenze nel 1809 fu trasformata la Guardia del Fuoco in Compagnia dei Pompieri; a Milano fu istituita nel 1811 una Compagnia di Zappatori Pompieri.Con la restaurazione seguita al Congresso di Vienna anche le innovazioni introdotte dal Bonaparte subirono un declino. I vari Corpi dei Pompieri, sopravvissero più per volontà popolare che non dei regnanti, successivamente però anche le piccole città seguirono l'esempio guida dei grandi centri istituendo Corpi dei Pompieri. Di notevole interesse tecnico scientifico lo studio effettuato dal Direttore degli Artigiani Pompieri di Napoli Francesco Del Giudice , pubblicato nel 1848 in cui vengono trattati tutti gli aspetti e cause degli incendi, i possibili rimedi, le tecniche di spegnimento e i materiali. Si parte dall'autocombustione, ai metodi costruttivi degli edifici, all' impiego delle pompe, ai metodi e materiali di protezione per il personale dei Vigili

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